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Le costellazioni: storia, miti e leggende

Da sempre quello delle costellazioni è un argomento che, oscilla tra storia, miti e leggende, affascinando un pubblico di tutte le età.

In occasione dell'evento dedicato alle stelle, in cui potremo osservare le stelle, non solo da potenti telescopi, ma anche da altre prospettive, vi racconteremo di costellazioni in generale e più specificatamente su quelle dello zodiaco, approfondendo il gruppo di stelle di Gemelli e Scorpione, che insieme all'Orsa Maggiore e ad Orione formano i 4 raggruppamenti di stelle più semplici da individuare anche ad occhio nudo e soprattutto rappresentano le costellazioni individuate da tutti i popoli dell’antichità.


 

 


Per costellazione si intende un raggruppamento di stelle che solo per motivi prospettici si trovano vicine tra loro ma che in realtà si trovano a distanze enormemente rilevanti.

Fin da quando l’uomo ha iniziato a popolare la Terra, ha preso l'abitudine ad alzare gli occhi al cielo, rimanendo ammaliato da quelle punte luminose che, come luci nella notte, sono state utilizzate per misurare il tempo, per orientarsi nello spazio geografico come riferimento alla navigazione del mondo, per determinare il cambio delle stagioni o più semplicemente per conoscere i tempi più adatti alla raccolta o alla semina nelle prime attività agricole.


Lo studio del cielo, specialmente per le prime civiltà che hanno iniziato a popolare il nostro pianeta, non si è reso necessario solo per motivi pratici ma anche per ragioni spirituali: ricordiamo le tante leggende che si sono tramandate fino a noi sul culto degli Dei, sui sacrifici di esseri umani e animali in onore delle più svariate divinità oppure le loro mitologie su come interpretare, in senso positivo o negativo, gli eventi terrestri.

Per questi motivi l’Astronomia viene definita, come la madre di tutte le scienze e lo studio del cielo e le prime osservazioni celesti vengono considerate tra i primi studi scientifici a cui l'essere umano si è dedicato e di cui abbiamo conoscenza.


Tale attività viene fatta risalire a molti millenni fa e la certezza di questa datazione così antica risulta dal fatto che sono stati rinvenuti dei manufatti a tema astronomico molte migliaia di anni prima dell’avvento di Cristo.

E’ certo, infatti, che già nell’era paleolitica,16.000 anni fa, gli uomini avessero già provveduto a realizzare un sistema di costellazioni diviso in tre gruppi, che dovevano anche rappresentare le tre parti in cui veniva catalogato il mondo: Paradiso, Terra e Mondo degli Inferi.

Anche se tutte le civiltà antiche hanno studiato il cielo e le stelle, dalle carte stellari pervenute a noi, emerge che i veri inventori delle costellazioni, dovessero abitare a sud della Grecia ed a nord dell’Egitto, che corrisponde perfettamente all'identikit di Sumeri e Babilonesi.

Importante fu anche l’opera dei Greci che ebbero il merito di raccogliere tutti i dati e di verificare tutte le fonti dei popoli che li avevano preceduti; in tal senso un lavoro fondamentale fu quello di Tolomeo che scrisse un trattato intitolato “Almagesto” dove, riprendendo il pensiero del suo connazionale Ipparco, affermò, descrivendole, che nella sfera celeste esistevano 48 costellazioni, le stesse che sono giunte fino a noi, senza subire alcun cambiamento.

A queste nel corso dei secoli ne furono aggiunte altre fino al 1922, quando l’Unione Astronomica Internazionale pianificò una mappatura celeste definitiva e dichiarò che il cielo era diviso in 88 costellazioni e che ognuna di queste aveva dei confini precisi, in modo tale che ogni punto luminoso del firmamento potesse appartenere ad una sola costellazione.

Ogni parte del mondo gode della vista privilegiata di questi raggruppamenti di stelle e li ha connessi alle proprie leggende: così, mentre le costellazioni visibili dalle latitudini settentrionali sono basate principalmente su quelle della tradizione dell'Antica Grecia, e i loro nomi richiamano figure mitologiche come Pegaso o Ercole, quelle visibili dall'emisfero australe sono state invece battezzate in età illuministica ed i loro nomi si riconducono alle invenzioni di quel periodo storico, come l'Orologio o il Microscopio.


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Le costellazioni dello zodiaco

Delle 88 costellazioni generali fanno parte anche quelle dello zodiaco che nella cultura popolare, fin dai tempi più antichi, sono sempre state ritenute di notevole importanza, in quanto era viva la certezza che avrebbero potuto influenzare la personalità di un nascituro.

Una convinzione questa che ha origini che si perdono nella notte dei tempi e che si collega alla credenza che alcuni fenomeni celesti come le eclissi, le comete o la congiunzione dei pianeti potevano influire in modo positivo o negativo sulla vita di un uomo.


Un’idea radicata soprattutto in quelle epoche in cui l’essere umano non aveva né i mezzi tecnici né quelli intellettuali per comprendere la natura e le sue bizze, rimanendo così in sua balia mentre oggi questa convinzione non ha più la stessa rilevanza ed anzi, nel contempo, si è rafforzata la tradizione di attribuire un determinato segno, ad ogni persona che nasce in un determinato periodo dell’anno.

Le costellazioni dello zodiaco, come i segni, sono 12 e vengono chiamate così perché molte di esse raffigurano degli animali, dal greco “zoion”; questi raggruppamenti di stelle sono quelle che si trovano lungo l'eclittica, la intersecano, e vengono percorse dal Sole che, nel suo moto apparente, le attraversa ciclicamente, effettuando il ciclo completo in un anno solare.

L’eclittica inclinata di circa 23° gradi rispetto all’equatore, è l’estensione massima della sfera celeste e rappresenta l'intersezione della sfera celeste con il piano geometrico su cui giace l'orbita terrestre.


Lo zodiaco quindi è una fascia celeste divisa in 12 settori, anzi 13 con Ofiuco, di 30 gradi ciascuno dove sono presenti una moltitudine di stelle che l’occhio umano, non avendo la possibilità di distinguerne la distanza, proietta tutto sulla stessa sfera, disponendole così sullo stesso piano.

In questa maniera sembra che le stelle si possano unire come tanti puntini luminosi, formando così una costellazione, anche se in realtà distano ad enormi distanze le une dalle altre: un'unione apparente che le antiche civiltà hanno voluto rappresentare con le sembianze di figure mitologiche e di animali.

Fino a 2000 anni fa segni e costellazioni coincidevano per cui chi nasceva sotto il segno dei gemelli aveva il sole nella costellazione dei gemelli: oggi questa corrispondenza tra il gruppo di stelle e quello dei segni, a causa del moto di precessione degli equinozi, non esiste più.


Tutto nasce dal fatto che le costellazioni dello zodiaco hanno estensioni diverse tra loro e quindi non tutte coprono esattamente 30 gradi, per cui il sole non rimane per lo stesso periodo di tempo in ognuna di loro.


La costellazione dei Gemelli

Una delle dodici costellazioni zodiacali è quella dei Gemelli che viene dal latino Gemini ed è un gruppo di stelle, la cui figura è abbastanza riconoscibile, del cielo settentrionale.

In quello boreale fa parte del cielo invernale, trovandosi tra il Toro a ovest e il poco luminoso Cancro a est, con a nord l'Auriga e la quasi invisibile Lince, mentre a sud confina con l'Unicorno e il Cane Minore.

La costellazione dei Gemelli si caratterizza per la presenza di due stelle di grande e molto simile luminosità, Castore e Polluce, che hanno suggerito anche l'idea dei due gemelli: Castore, una stella bianca, composta da un sistema multiplo di sei componenti, distante 52 anni luce da noi e Polluce una stella arancione e anche la più luminosa, che dista dalla Terra circa 34 anni luce. Ricordiamo che un anno luce corrisponde a 9.461 miliardi di Km.

Situata dall’altro lato, nell’angolo meridionale della costellazione si trova invece Alhena, γ Geminorum, una stella bianca distante 105 anni luce. Gli altri punti luce sono relativamente deboli, solo alcuni sono visibili dalle città, e si presentano allineati su due tratti paralleli che tracciano i confini di un rettangolo che si estende verso sud-ovest.

La parte occidentale dei Gemelli giace sulla Via Lattea, pertanto in questa direzione abbondano gli oggetti galattici, tra cui ricordiamo l’ammasso aperto M35, distante 2.800 anni luce dalla Terra e la Nebulosa Eschimese, una nebulosa planetaria, che viene chiamata così perché il suo aspetto è simile alla testa di una persona che indossa il cappuccio di una giacca a vento.

Durante le notti dell'inverno boreale i Gemelli sono una delle costellazioni dominanti del cielo, assieme all'Auriga, al Toro, a Orione e al Cane Maggiore e il periodo migliore per la sua osservazione nel cielo serale va da dicembre a maggio.

Inoltre, nonostante sia una costellazione boreale e gli osservatori posti a latitudini settentrionali siano maggiormente favoriti, può essere ammirata tranquillamente anche dall'emisfero sud, in quanto la sua declinazione non è fortemente settentrionale.



La costellazione dello Scorpione

Un'altra costellazione molto antica e già conosciuta da civiltà come egiziani, babilonesi e cinesi, in quanto ben visibile alle loro latitudini, è quella dello Scorpione che si trova tra la Bilancia ad ovest e il Sagittario ad est. E’ una delle più brillanti costellazioni del cielo, viene individuata con estrema facilità, anche se si è un principiante, per quella sua caratteristica coda e quindi, per chi osserva, è uno dei principali riferimenti nel cielo stellato.

Soprattutto nelle serate estive è possibile ammirarla perché si presenta bassa sull’orizzonte, con quelle sue stelle luminose che ricordano la figura di uno scorpione.

Grazie alla sua posizione sovrapposta ad uno dei tratti più brillanti della Via Lattea, la costellazione dello Scorpione comprende anche numerose stelle doppie ed oggetti del profondo cielo, come nebulose ed ammassi.

Il suo punto più luminoso e appariscente è la rossa Antares, che ne rappresenta il cuore ed è una stella centinaia di volte più grande del Sole mentre le sue luci occidentali formano un asterismo noto presso i popoli polinesiani come il Grande Uncino.

Inoltre lo Scorpione è la costellazione che possiede il più alto numero di stelle di magnitudine più brillante di 3,0 e il suo sfondo presenta alcune associazioni di stelle giovani relativamente vicine a noi che lo fanno apparire notevolmente ricco.

Lo Scorpione è una costellazione dell'emisfero australe che, in quei Paesi, è possibile ammirare gran parte dell’anno, anche se i mesi migliori per la sua osservazione sono quelli che corrispondono all'estate boreale, da maggio ad agosto mentre nelle regioni europee è osservabile in tutta la sua magnificenza solo dalle coste mediterranee, ossia a partire dal 45º parallelo nord. Nell'emisfero nord invece è una delle figure più tipiche dei cieli estivi ed il suo volgere al tramonto, subito dopo quello del Sole, indica che l'estate sta finendo.


I Miti delle costellazioni

Ogni costellazione ha il suo mito e la sua leggenda e dietro al nome di ciascuna si nasconde un personaggio della mitologia o di una favola. Infatti, fin dall’antichità, gli uomini cominciarono a collegare le stelle del cielo con linee immaginarie che identificavano animali, dèi, eroi o oggetti familiari da cui nasceva poi una storia, che si è tramandata nel corso dei secoli e che è arrivata fino a noi.

Del resto le costellazioni sono state introdotte da quei popoli, come i greci, dove miti e leggende rappresentavano il pane quotidiano: il loro pensiero era che, ogni notte, queste storie affascinanti si ripetessero nel cielo dove gli eroi e le divinità della loro cultura compissero azioni straordinarie.

Non potendo raccontarle tutte, parliamo di quelle che riguardano le costellazioni che abbiamo già preso in esame.

I Gemelli nella mitologia greca erano Castore e Polluce, nome che venne attribuito alle stelle più luminose della costellazione e per questo divennero protettori dei naviganti.

Secondo la leggenda, i due nacquero da una relazione tra Leda e Zeus che si unì a lei sotto forma di cigno; Leda concepì due uova da cui vennero alla luce i due gemelli. I due eroi erano sempre uniti: Castore era un domatore di cavalli mentre Polluce era un ottimo pugile.

La favola vuole che durante il ratto delle Leucippidi, Castore trovasse la morte: allora Polluce pregò il padre di far morire anche lui ma Zeus gli concesse di rinunciare a metà della propria immortalità a favore del fratello e così da quel momento divisero la propria vita un giorno nell’Olimpo ed un altro nel regno dei morti.

Secondo la mitologia greca tramandata da Eratostene di Cirene, lo Scorpione uccise il gigante cacciatore Orione col suo pungiglione velenoso per punirlo della sua tracotanza. Secondo questo matematico, astronomo e poeta filologico antico, esisterebbero però diverse versioni sui motivi che portarono a questa uccisione: in una prima si narra che Orione cercò di violentare Artemide, la dea della caccia, e che lei mandò lo scorpione a colpirlo mentre in un’altra si dice che fu la Terra ad inviare l’animale a pungere Orione, dopo che lui si era vantato di poter uccidere qualsiasi belva selvaggia. Quello dello scorpione è comunque uno dei miti più antichi della tradizione greca e la sua origine potrebbe derivare semplicemente dalla posizione nel cielo: infatti le due costellazioni sono sistemate una di fronte all'altra in modo tale che, mentre Orione tramonta, il suo conquistatore, lo Scorpione, sorge.


locandina evento stelle su Solatia


La costellazione dell'orsa maggiore

Abbiamo già accennato che la costellazione dell’orsa maggiore, insieme a quella di Orione, Gemelli e Scorpione sono i gruppi di stelle comuni a tutte le civiltà e quelle più facili da individuare anche dai più inesperti. Quando si guarda il cielo ad occhio nudo e si desidera individuare le varie costellazioni, è necessario innanzitutto orientarsi, trovando almeno uno dei 4 punti cardinali in quanto poi gli altri vengono uno dopo l’altro distanziati di 90° lungo l'orizzonte. Per fare questo basta guardare in direzione nord, ovvero dalla parte del cielo opposta a quella in cui si trova il Sole a mezzogiorno e trovare la Stella Polare che si trova isolata in una zona della sfera celeste eccezionalmente priva di altre stelle luminose. Vicino a questa, c’è un raggruppamento di stelle molto luminose che, per la loro particolare disposizione, riproducono una specie di pentolino. Sono anche molto semplici da individuare, soprattutto in primavera quando si trovano alte sull’orizzonte: l’Orsa Maggiore, detto anche Gran Carro. Quella con il nome di animale è stata data dai Greci antichi che avevano distinto in quel gruppo di stelle un’orsa; mentre la seconda è una definizione del popolo latino che, nella disposizione della costellazione, vedeva un carro, le cui stelle, con il loro lento ruotare intorno alla Polare, ricordavano sette buoi da lavoro. Ma non sono le uniche, perché per questa costellazione sono stati utilizzati nomi diversi in altre parti del mondo: nel nord America l’Orsa Maggiore viene definita il Grande Mestolo mentre nel Regno Unito è l'aratro.

E’ tipica dei cieli boreali e le sue sette stelle più luminose possono essere ammirate tutto l'anno nell'emisfero nord, inoltre non tramontano mai a nord del 41°N, ossia mai oltre la latitudine di Napoli, Madrid e New York.

Conosciuta fin dall'antichità, l’Orsa Maggiore era già famosa al tempo degli antichi egizi ed è stata citata da molti poeti famosi come Shakespeare, Tennyson e Homer. Oltre alle sue sette di grande luminosità, questo raggruppamento contiene alcune stelle doppie ed una particolarità non comune rispetto agli altri gruppi della sfera celeste: mentre quasi tutte le costellazioni sono formate da stelle che non hanno niente in comune tranne la caratteristica di essere prospetticamente vicine, 17 stelle dell’Orsa Maggiore, tra cui 5 delle principali, costituiscono un “ammasso aperto” fisicamente legato, ossia rappresentano un gruppo di stelle che nascono da una stessa nebulosa e che si muovono tutte insieme alla velocità di 15 km al secondo.

Per quanto riguarda infine il mito dell’Orsa Maggiore, secondo la leggenda greca Zeus si innamorò di una giovane donna chiamata Callisto da cui ebbe un figlio chiamato Arcas. Accecata dalla gelosia, Era, la moglie di Zeus, trasformò in un orso Callisto che, poco dopo, ancora sotto forma dell’animale, incontrò il suo stesso figlio, Arcas, che però non capì che si trattava di sua madre e cercò di ucciderla pensando fosse solamente un orso: allora Zeus, accorso per salvare la giovane donna, trasformò entrambi in orsi e li mise nel cielo, realizzando la forma della costellazione.


La costellazione di Orione

Parliamo infine dell’ultimo gruppo di stelle conosciuto da tutte le civiltà antiche che ha guidato, sin dalla notte dei tempi, le rotte dei naviganti, la costellazione di Orione.

Secondo la mitologia greca, Orione era un gigantesco cacciatore che aveva come genitori, Euriale, figlia del re Minosse di Creta, e Poseidone, il dio del mare, che aveva dato al figlio il potere di camminare sull'acqua ed infatti una delle scene più ricorrenti della leggenda, lo vedono procedere in mezzo al mare con la sua spada fiammeggiante, così alto da toccare le stelle. Se sulla sua vita le versioni dei vari mitografi astronomi sono tutte concordi, riguardo alla sua morte, esistono invece leggende discordanti: in una si narra che venne ucciso da Artemide e trovò riposo in cielo insieme al suo cane Sirio. In un’altra invece, come abbiamo già raccontato prima, venne ucciso dallo Scorpione, resuscitò ma venne definitivamente eliminato da Diana, dea della caccia, che era gelosa di lui.

Semplice da individuare, anche dal centro di una grande città, ma, nello stesso tempo, fondamentale per chi deve orientarsi in mare, Orione, a differenza del Gran Carro che è visibile tutto l’anno perché come altre costellazioni non tramonta mai, non è possibile individuarlo in estate, quando scende sotto l’orizzonte. A tal proposito è quanto mai calzante la descrizione che ne fa il Parini nella sua ode più famosa, “La Caduta”: “Quando Orïon dal cielo declinando imperversa, e pioggia e nevi e gelo sopra la terra ottenebrata versa, …”.

Vicino all'equatore celeste, che lo rende visibile dalla maggior parte del pianeta, Orione, anche detto il Cacciatore, è delimitato dal Toro a nordovest, da Eridano a sudovest, dalla Lepre a sud, dall'Unicorno ad est e dai Gemelli a nordest.

Conta circa 130 stelle che, per la loro luminosità, è possibile ammirare ad occhio nudo, senza bisogno di dover utilizzare binocoli o telescopi.

Ha una forma che assomiglia molto a quella di una clessidra e la sua caratteristica più rilevante, oltre al grande rettangolo verticale di stelle luminose, è l'allineamento di tre stelle dallo stesso splendore che sono posizionate al centro della figura, e che prendono il nome di Cintura di Orione, dette anche, come vuole la tradizione popolare, i “Tre Magi” o il “Bastone di Giacobbe”.

Le due stelle più luminose del Cacciatore sono Betelgeuse, di grandi dimensioni e di colore rosso-arancio, in alto a sinistra e soprattutto Rigel in basso a destra e di colore bianco-azzurro: insieme a tutte le altre, vanno osservate, nel cielo serale, nei mesi che vanno da novembre a maggio, visto che la costellazione si trova esattamente a cavallo dell'equatore celeste.


locandina evento 10 agosto Villa Solatia

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