Iris fiore: dalla coltivazione agli iris da collezione

Aggiornamento: 29 giu

Direttamente dagli Iris da collezione di Villa Solatia oggi ti parliamo dell’iris, di come coltivarlo in vaso o nel giardino e di tutte le altre curiosità che lo circondano.

Ti racconteremo della sua origine, del significato del nome ma anche della tipica ricetta palermitana che porta il suo nome.


In Italia l’iris viene chiamato anche giaggiolo e si contano più di trecento specie di piante tutte appartenenti alla famiglia delle Iridacee.

La bellezza della loro fioritura è così abbagliante che vengono utilizzati come ornamenti per giardini, aiuole e anche terrazze.

Sono piante perenni che crescono spontanee fino a 1.000 metri di altitudine, molto resistenti e facili da coltivare, con grandi fiori variamente colorati, spesso con diverse sfumature sullo stesso fiore.

Il blu e il viola sono i colori più frequenti ma esistono anche gli Iris dalle tonalità di giallo, arancione, rosa, rosso, nero, pesca, lilla, cremisi e altre sfumature meravigliose alle quali non sempre si riesce dare un nome.


Solitamente vengono utilizzate per creare delle bordure fiorite nel giardino ma sono in molti che, per rallegrare e rendere profumati i loro balconi, scelgono di piantarli in un vaso.

Secondo il sistema di classificazione tradizionale, la prima distinzione da fare parlando dell' Iris è quella tra bulbose e Iris rizomatose, dette anche a radice fibrosa, che sono quelle a cui appartengono la maggior parte delle specie presenti sul nostro territorio e che, a loro volta, si dividono in tre gruppi:

  • barbate, che devono il loro nome alla presenza di peli, una sorta di “barba”,

  • non barbate o Apogon, sprovviste di peli,

  • crestate, che presentano una piccola cresta.

A questa si aggiunge una seconda distinzione tra Iris delle zone umide e Iris delle zone secche. Le prime sono dotate di un rizoma corto o quasi inesistente, le seconde invece hanno un bulbo o un rizoma grosso.

Tra le tante specie, quelle più belle e conosciute sono:

  • versicolor, selvatica ma coltivabile anche in giardino,

  • foetidissima, dai bellissimi fiori color lilla e macchie violacee che tendono al blu,

  • germanica, molto nota alle nostre latitudini, con fiori che possono essere lilla, viola o anche blu,

  • florentina, specie spontanea dai petali bianchi,

  • japonica, originaria dell’Oriente e molto delicata.




Come coltivare il fiore di Iris e quali scegliere

Approfondiamo ora come coltivare il fiore di iris e quali scegliere tra le tante specie. Gli iris possono essere coltivati in vaso oppure in terra ed è importante decidere la collocazione prima di scegliere la specie, visto che esistono varietà che raggiungono i 70 cm e altre chiamate Iris nani più indicati per la coltivazione in vaso.


Nei vivai gli iris si possono acquistare nelle buste dove sono indicati i colori del fiore, il periodo in cui sboccia e la resistenza al gelo, quindi è possibile, in base al clima della tua città, scegliere la varietà adatta.

Se decidi di piantare questo fiore in un vaso, puoi anche pensare di sceglierne uno che non resiste alle basse temperature perché hai la possibilità di spostare il vaso in una serra protetta o in un posto assolato della casa.

Come detto sopra, esistono Iris bulbosi e

e, quando decidiamo di acquistare una busta al vivaio per piantarli, è una differenza di cui bisogna tenere conto perché, mentre i bulbi, a secondo della varietà, devono essere messi in profondità nel terreno, i rizomi, al contrario, hanno bisogno di poca terra, altrimenti rischiano di non fiorire e vanno innaffiati molto delicatamente con un vaporizzatore.

Sono fiori che hanno bisogno di tanto sole, quindi il vaso è necessario metterlo nel posto più assolato del terrazzo o nella parte esposta a sud. Soffrono il vento, per cui, soprattutto per quelli più alti, è necessario dotarsi di un tutore che li protegga.


Sono piante che crescono bene in qualsiasi terreno, anche se meglio comprare uno specifico terriccio per piante da fiore, l’unica controindicazione è che non ci siano ristagni d’acqua che potrebbero far marcire il bulbo sottostante. Per questo motivo gli esperti consigliano di mettere in fondo al vaso uno strato di 5 cm di biglie di argilla espansa, così da migliorare il drenaggio e tutelare il bulbo.


A parte questo, non hanno necessità di ricevere molte altre cure, bastano solo alcune attenzioni. Hanno bisogno di essere innaffiati solo quando il terriccio inizia a seccare, la troppa acqua è anzi dannosa perché può far insorgere nel bulbo del marciume e delle malattie fungine.

E’ invece necessario che la pianta sia concimata con un fertilizzante liquido per piante da fiore ad alta concentrazione di potassio ogni quindici giorni, per evitare che le sostanze nutritive presenti nel terriccio contenuto nel vaso vadano a esaurirsi.


Nel caso in cui, nel corso del tempo, si trovino sulla pianta dei fiori appassiti, vanno tagliati, per evitare che si formino dei semi che affatichino la pianta stessa. Se infine sulle foglie dovessero comparire delle macchie marroncine, non spaventarti perché si tratta di un fungo che può essere facilmente combattuto con un fungicida a base di rame.


Se vuoi coltivare l’iris in giardino, devi osservare più o meno le stesse regole di quelli da vaso con qualche differenza dovuta alla quantità dei fiori e del terreno su cui piantare. Innanzitutto è importante che i bulbi vengano sotterrati su di un terreno asciutto e calcareo, in piena luce e in una situazione libera, evitando quindi quelli pesanti e argillosi che sono pieni di acqua che rischiano di far marcire la pianta.


Questi terreni devono essere poi ripuliti dalle erbacce con una vangatura profonda e, se pesanti, vanno integrati con della sabbia e della ghiaia. I bulbi, che devono essere sempre visibili per non comprometterne la fioritura, possono essere piantati da maggio a settembre, anche se il periodo migliore per la messa in dimora dei semi è quello autunnale, così da avere la germinazione in primavera. Una volta piantati gli iris non sono esigenti, hanno bisogno solo di essere innaffiati nei mesi più caldi, di un terreno pulito e che vengano eliminati gli steli dove il fiore è appassito, problema che può verificarsi dopo qualche anno dalla piantumazione, quando cioè i ciuffi diventano più densi.


In questo caso basterà fare alcune semplici operazioni:

  1. sradicare il ceppo durante l'estate o l'autunno,

  2. tagliare il fogliame a 10-15 cm,

  3. dividere i rizomi, prendendo solo quelli più belli che hanno mantenuto qualche foglia e radice,

  4. ripiantarli immediatamente in un altro posto pulito e soleggiato del giardino.

Un ultimo consiglio, gli iris non vanno mai piantati uno vicino all’altro ma ad almeno una trenta centimetri di distanza.




Iris fiore: significato e storia

L’iris è un fiore che può avere tanti colori anche nella stessa pianta ed è per questo motivo che il suo nome deriva da Iride, la messaggera degli dei che, secondo la mitologia greca, aveva ali d’oro brillanti di rugiada che, illuminata dai raggi del sole, si rivestiva di tutti i colori dell’arcobaleno.


Sempre secondo la leggenda, Iride era la dea preferita da Giunone perché portatrice solo di buone notizie. La Dea per questo decise di premiarla trasformandola nell’iride, l'arcobaleno, che costituiva il legame, secondo le leggende, tra cielo e terra.

L’iris fiore è un pianta ricca di significati e di storia e sin dai campi antichi è stata apprezzata in tutte le civiltà come testimoniano alcuni affreschi raffiguranti degli iris rinvenuti presso le mura del tempio di Amon a Karnak, l’antica Tebe, in Egitto e nel giardino botanico del faraone Tuthmosis III tra il 1516 e il 1426 a.C.


La storia vuole che le prime specie di iris furono trasportate in Egitto dalla Siria, dallo stesso faraone. Sin dall’antichità alcune specie di Iridacee furono utilizzate ad uso ornamentale, medicinale e in profumeria a partire dagli antichi Egiziani, Greci e Romani. Nella fitoterapia cinese, l’iris era impiegato come antinfiammatorio, antibatterico, antivirale e anti fungino.


Il popolo Navajo, nativo del nord America, preparava il decotto di iris ad uso emetico.

I rizomi secchi venivano utilizzati in infusione come antidolorifico del mal di denti o del dolore alle orecchie e, ridotti in polvere, come antisettico in caso di ferite.

Alle Hawaii, foglie o fiori davano il colorante blu per i tatuaggi; la poltiglia delle foglie macerate con sale, zucchero e spezie serviva per pulire e curare la pelle.

In India, l’iris era assunto come diuretico, antielmintico e faceva parte di un preparato vegetale per il trattamento delle malattie veneree. I rizomi essiccati masticati aiutavano i bambini nel periodo della dentizione ma erano anche utilizzati per mantenere l’aroma della birra nei barili in Germania e il bouquet del vino nelle botti in Francia.


Quando fu portato in Europa il rizoma dell’iris si affermò per le sue proprietà di profumare la biancheria durante il suo lavaggio e nel Rinascimento quello essiccato e polverizzato veniva utilizzato per trattare le parrucche indossate dall’aristocrazia francese e inglese.

Ancora oggi per le sue proprietà aromatiche, officinali e coloranti, i fiori e i rizomi di alcune varietà di iris vengono impiegate, oltre che in profumeria, in cosmetica nello shampoo a secco, in farmacia nei dentifrici e nell’industria alimentare, come correttore del sapore, nei gin azzurri.


Una varietà di iris giallo viene utilizzata nella depurazione delle acque stagnanti dalle quali assorbe nutrienti inquinanti come quelli agricoli

Attenzione però perché esistono alcune specie di iris che possono contenere sostanze tossiche in quantità elevate, causando malori come nausea, vomito, diarrea, irritazione cutanea e avvelenamento.

L’iris fu anche un simbolo importante per popoli, dinastie e città: era presente nello stemma di Clodoveo I (466 – 511) re dei Franchi Sali, secondo sovrano storicamente accertato della dinastia dei Merovingi, che lo fece raffigurare su bandiere, scudi, armature e arazzi, dopo avere ricevuto questo fiore in sogno da un angelo, che gli era comparso per onorare l’evento della sua conversione al cristianesimo, avvenuta dopo la vittoria della battaglia di Tolbiac nel quale il sovrano ed il suo esercito cacciarono gli alemanni dall’alto Reno, nel 496.


E’ noto poi a tutti che lo stemma della città di Firenze e di Luigi VII fosse il giglio ma in realtà per entrambi originariamente doveva trattarsi di un iris.

Secondo numerose testimonianze storiche, infatti, Luigi VII aveva deciso di inserire un iris nel suo stemma reale e, per questo motivo, il fiore fu chiamato fleur de Louis, fiore di Luigi; purtroppo però la sua pronuncia è molto simile a fleur de lys che vuol dire giglio e probabilmente per questa ragione nel corso degli anni i due nomi furono confusi e lo stemma di Luigi VII divenne il giglio. Stessa sorte subì anche nella città di Firenze.


Un altro esempio di quanto fosse apprezzato questo fiore fu la creazione nel 1954 proprio a Firenze del Giardino dell’Iris, al piazzale Michelangelo, che nacque con lo scopo di dare ospitalità al concorso internazionale annuale delle migliori varietà di iris.

Qualche anno prima, nel 1927, a Montclair, nella contea dell’Essex, nel New Jersey negli Usa fu realizzato uno tra i giardini botanici più rinomati nel mondo come il Presby Memorial Iris Gardens che vanta oltre 10 mila di queste piante.


Tra tutti i fiori, l’iris è anche quello che ha un suo significato ben preciso nel campo dei sentimenti più profondi e positivi come la fiducia, l’amicizia, la verità, ma soprattutto, come narra la mitologia greca, è simbolo di saggezza e di speranza, l'ultima a fuoriuscire dal vaso scoperchiato da Pandora, dopo che tutti i mali si riversarono nel mondo.

Inoltre, secondo alcune interpretazioni, il numero tre ricorrente nell’iris, dei petali in posizione verticale, di quelli girati verso il basso e dei boccioli per stelo, rimanda a quello della Trinità, motivo per cui nell'iconografia cristiana questo fiore viene riconosciuto come simbolo di fede, di coraggio e di saggezza.


Anche in Asia orientale l’iris aveva un suo significato simbolico perché veniva considerato come un talismano contro ogni maleficio e per questo era dipinto sull'armatura dei soldati per proteggerli dai nemici. Il fiore di iris, ritto e proteso verso il cielo, era ritenuto anche simbolo di longevità.

Nel linguaggio floreale, infine, un mazzo di iris può avere diversi significati a seconda dell’occasione in cui viene regalato: può esprimere simpatia ad un compleanno o in un anniversario, ammirazione in un socio o in un collega, esprime conforto per un ammalato e coraggio nell’affrontare la vita e il futuro dopo le difficoltà per un amico, augurandogli così l’arrivo di tempi migliori, ma soprattutto è il fiore che si regala ad un laureando, in quanto viene considerato come il simbolo della sua saggezza, acquisita con gli anni di studio e quello della speranza e dell’augurio che possa continuare il suo percorso di successi.





Iris: ricetta tradizionale palermitana

Iris è anche il nome che è stato dato ad una dolcezza ripiena e fritta, tipica della pasticceria siciliana e in particolar modo palermitana. Questa prelibatezza venne ideata nel 1901 dal pasticcere palermitano Antonio Lo Verso, in onore della prima messa in scena dell’opera “Iris” di Pietro Mascagni al Teatro Massimo.


La sua creazione, che in origine prevedeva l’uso di rosette rafferme private della crosta e di una parte della mollica, ebbe un successo enorme e divenne ben presto molto richiesta dai palermitani, tanto da spingere il già rinomato pasticcere a cambiare il nome della sua caffetteria proprio in “Iris”.

Il dolce oggi è’ uno scrigno di morbida pasta brioche impanata nel pan grattato e fritta, una sorta di krapfen o bombolone, farcito con crema di ricotta e gocce di cioccolato o con altri varianti di ripieno.

E’ un “pezzo” storico di rosticceria palermitana che puoi trovare in ogni bar accanto a ciambelle e cartocci per una colazione golosa. l'iris dolce è uno dei cibi di strada della cucina palermitana più apprezzati e gustati dai passanti rigorosamente caldi.


La panatura esterna croccantissima, si contrappone alla morbidezza interna della pasta e alla delicatezza della crema alla ricotta. Oltre a quello classico fritto, di iris ne esiste anche una versione al forno, che è altrettanto apprezzata, ed uno salato con ripieno di ragù, detta la Ravazzata se al forno, se fritta invece è chiamata Rizzuola.

Non è una ricetta molto difficile da preparare, l'impasto è quello tipico della rosticceria siciliana e l'unica difficoltà, che si può incontrare, è nella chiusura del panetto ma, se hai la manualità di chi prepara i dolci, ti basteranno pochi minuti per prenderci la mano.

Vediamo quali sono gli ingredienti e il procedimento per cucinare 12 meravigliosi scrigni di bontà.

Per l’impasto servono:

  • farina 0 (o manitoba) 500 g + q.b. per spolverizzare,

  • strutto 50 g ma lo puoi sostituire con una pari dose di burro,

  • sale 10 g,

  • la scorza grattugiata di 1 arancia,

  • latte fresco intero 330 g,

  • zucchero semolato 50 g,

  • lievito di birra disidratato 7 g o 25 g di lievito di birra fresco.

Per il ripieno con la crema di ricotta:

  • zucchero semolato 120 g,

  • vaniglia 1 bacca oppure 1 cucchiaino di estratto,

  • gocce di cioccolato 50 g,

  • 500 g di ricotta di pecora.

Per la panatura e la frittura:

  • acqua tiepida q.b.

  • pangrattato 300 g

  • olio di arachidi 2 l

Procedimento:

Per la crema di ricotta:

  1. La sera prima, metti la ricotta in un colino capiente sospeso dentro ad una ciotola (e coperto con pellicola) a scolare in frigorifero.

  2. Il giorno seguente elimina il siero scolato e setaccia la ricotta per due volte, premendola con una spatola contro le maglie del setaccio e facendola cadere nella ciotola sottostante.

  3. Aggiungi alla ricotta lo zucchero semolato, amalgama per bene e mettila nuovamente in frigorifero in un contenitore chiuso ermeticamente per 2 ore, in modo che diventi densa e soda.

  4. Poco prima di utilizzarla, aggiungi le gocce di cioccolato, amalgamandole alla ricotta e metti il tutto in una sac à poche usa e getta. Se la tua crema fosse ancora troppo morbida e “bagnata”, puoi aggiungere ad un paio di cucchiai di pan di Spagna sbriciolato e puoi anche aromatizzarla con una crema al pistacchio, alla nocciola o con aroma di arancio o limone, a seconda del tuo gusto.

Per l’impasto:
  1. Grattugia la scorza dell’arancia e uniscila allo strutto. Metti nella ciotola della planetaria munita di gancio, la farina, il lievito di birra disidratato e lo zucchero. Aziona la macchina e aggiungi a filo il latte a temperatura ambiente.

  2. Quando l’impasto si sarà incordato, ovvero si sarà attorcigliato intorno al gancio staccandosi dalle pareti della ciotola, aggiungi dei fiocchetti di strutto poco alla volta, alternando l'aggiunta del sale.

  3. Impasta fino a ottenere un composto liscio e omogeneo, quindi adagialo sul piano di lavoro e forma una palla.

  4. Mettila a lievitare in una ciotola, cospargendo il fondo con un pizzico di farina; copri con la pellicola e lascia lievitare in forno spento per mezz'ora.

  5. Una volta lievitato l’impasto, togli la pellicola e mettilo di nuovo sul piano di lavoro, mi raccomando, non spolverizzato di farina.

  6. Forma velocemente un filoncino e, con l’aiuto di un tarocco, dividi l’impasto in pezzetti da 80 g formando delle palline che adagerai su una teglia infarinata.

  7. Lasciale riposare coperte con la pellicola per 30 minuti. E’ molto importante coprire la pasta con la pellicola, altrimenti c’è il rischio che si asciughi e possa formare in superficie una pellicola che rovinerebbe il dolce.

  8. Prendi una pallina alla volta, lasciando le altre sotto la pellicola, capovolgile in modo che la chiusura sia rivolta verso l’alto e allargale con le mani, formando un cerchio di circa 13-15 cm di diametro.

  9. Spremi al centro di ciascun disco circa 50 g di crema di ricotta, richiudili a fagottino, tirando leggermente i due lembi opposti e pizzicando molto bene i bordi per sigillarli completamente.

  10. Tira gli altri due lembi opposti e portali al centro pizzicando anch’essi, poi porta i 4 piccoli lembi formatisi sempre verso il centro, pizzicando benissimo tutti i bordi fino a quando l’impasto non risulti chiuso e sigillato perfettamente, ci vorrà qualche minuto.

  11. Ora appoggia sul piano le palline con la chiusura verso il basso, dando di nuovo a loro velocemente una forma sferica, poi adagiale a mano a mano sul piano infarinato.

  12. Prepara due ciotole: una con dell’acqua tiepida e l’altra con del pangrattato. Immergi velocemente le iris nell’acqua partendo dalla prima che hai formato e andando verso l’ultima, scolale per bene e passale nel pangrattato.

  13. Mettile su una teglia foderata con carta forno e cosparsa di farina e pangrattato e lasciale lievitare per due ore nel forno spento.

  14. Trascorse le due ore, friggi le iris nell’olio di arachidi caldo a 160°-170° fino a che non diventeranno color nocciola, immergendole con la chiusura verso il basso per poi girarle una volta dorate.

  15. Scolale su un piatto foderato con carta assorbente da cucina e servile ancora calde.






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