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Carnevale in Veneto: ogni provincia la sua tradizione

Ogni provincia veneta festeggia il carnevale con una sua tradizione che si tramanda nel tempo e che si evolve anno dopo anno, attirando turisti e curiosi da ogni parte d’Italia. Parleremo quindi del Carnevale di Venezia, ma anche di quello di Verona, Belluno e Vicenza e di come ogni provincia con le sue usanze tipiche coinvolga grandi e piccoli.


La maggior parte delle persone pensa che, quando si parla di carnevale in Veneto, ci si riferisca a Venezia dove viene svolto uno dei carnevali più conosciuti e celebrati nel mondo, insieme a quello di Rio de Janeiro.

Invece non è così e il Carnevale del Veneto è quello che viene svolto a Casale di Scodosia, un piccolo comune di 5.000 abitanti della provincia di Padova famoso per il suo polo artigianale nel settore del legno, dove questa ricorrenza viene festeggiata dagli anni ‘20 ininterrottamente, escludendo il periodo della Seconda Guerra Mondiale.


Questa manifestazione, pur evolvendosi nel corso, ha sempre mantenuto intatte alcune caratteristiche come i "travestimenti... a faccia scoperta apposti sopra una colonna di 7 carri tirati da animali” ed accompagnati da un piccolo concerto musicale, oppure come i giochi popolari con la corsa con i sacchi e quella con i "catiletti di legno".


Anche se di origini pagane, è una festa tipica dei Paesi di religione cattolica ed è l’unica ricorrenza, essendo collegata alla celebrazione della Pasqua, la cui data è variabile.

In Italia si festeggia dal giorno successivo all’Epifania sino al martedì che precede il mercoledì delle ceneri e quindi all’inizio del periodo di Quaresima.

Le date del Carnevale 2023 sono il giovedì 16 gennaio, che tradizionalmente segna l'inizio dei festeggiamenti, fino al 21 febbraio, il 22 inizia la Quaresima, mentre quello Ambrosiano terminerà sabato 25.

La leggenda vuole che la differenza tra le due ricorrenze parta da una richiesta di Sant'Ambrogio, futuro patrono di Milano che, lontano dalla città per un pellegrinaggio, avesse raccomandato di aspettare il suo rientro prima di iniziare le celebrazioni della Quaresima.

La storia fornisce invece delle spiegazioni più realistiche per questa discrepanza come il passaggio dal calendario giuliano al calendario gregoriano, avvenuto nel 1582, ed il prolungarsi di guerre e carestie.




Carnevale di Venezia: storia e tradizione

Il Carnevale di Venezia, oltre ad essere il più conosciuto, è, insieme a quello di Fano, il più antico, dove storia e tradizione gli hanno conferito, nel corso degli anni, quel fascino e quel mistero che ha contribuito ad attirare migliaia di turisti provenienti da tutto il mondo.


Si sente parlare per la prima volta del “Carnevale di Venezia" nel Medioevo, quando compare nel 1094 in un documento del Doge Vitale Falier e la parola viene utilizzata per parlare di pubblici divertimenti. I Dogi furono molto ingegnosi ed incentivarono il Carnevale come una festa che rappresentasse uno sfogo per le tensioni ed i malumori che andavano a crearsi a causa dei rigidi limiti imposti dalla morale e dall’ordine pubblico nella Repubblica di Venezia, concedendo alla popolazione, in particolare ai ceti più umili, un periodo dedicato al divertimento e alle feste.


Potendo contare sull’anonimato, garantito dalle maschere che venivano indossate, i cittadini potevano permettersi di deridere le autorità e l’aristocrazia, annullando di fatto, anche se per un breve periodo, le differenze sociali.


Questo azzeramento di classe prendeva spunto da due tradizioni antichissime: i Saturnali romani dove l’ordine sociale veniva sovvertito e, in quel giorno, gli schiavi ed i liberi cittadini si riversavano nella città per far festa con musica e balli sfrenati.

La seconda tradizione erano invece i culti Dionisiaci greci, delle grandi feste religiose il cui motto era “una volta all’anno è lecito non avere freni” ed in cui venivano organizzati processioni e rappresentazioni teatrali che prevedevano l’uso delle maschere e di immagini simboliche. Rispetto a quanto accade oggi, il Carnevale di Venezia iniziava la prima domenica di ottobre, per poi intensificarsi dopo l’Epifania ed avere la sua esplosione nei giorni precedenti la Quaresima.


Nel Settecento questa festa divenne una vera istituzione in tutta Europa e quella Venezia di Casanova e Goldoni, attraverso la commedia dell’arte, le maschere e l’atmosfera trasgressiva e bizzarra, diventò, accogliendo persone da ogni parte, la “calamita d’Europa”. In quel periodo il Carnevale si festeggiava per sei settimane, dal 26 dicembre al Martedì Grasso, e, mentre gli affari e le attività dei veneziani passavano in secondo piano, venivano allestiti spettacoli e divertimenti tra Piazza San Marco, lungo la Riva degli Schiavoni e in tutti i principali campi di Venezia.

Durante il periodo di dominazione austro-francese (1797-1814) e la conseguente fine della Repubblica della Serenissima ci fu il declino del Carnevale, a cui veniva consentito di essere festeggiato solo nelle feste private.

L’ultimo Carnevale storico di Venezia è del 1797. Solo nel 1967 si ricominciarono a riorganizzare le prime feste con le sfilate di maschere e di costumi, riportando in vita le vecchie tradizioni del Carnevale di Venezia e nel 1979, per la prima volta, si iniziò a coinvolgere i cittadini veneziani, che si unirono in associazioni, per ridare a questa ricorrenza lo stesso lustro di un tempo, una tradizione che si è protratta fino ai giorni nostri.




Carnevale di Verona: el Bacanal del Gnoco

Il Carnevale di Verona, tradizionalmente chiamato “el bacanal del gnoco”, è uno dei più antichi d’Europa e nasce da un evento storico realmente accaduto. Siamo nel 1531 e la popolazione, stremata dalla fame, insorge contro i fornai, occupandone i forni per accaparrarsi pane e grano. Per sedare questa rivolta, l’ultimo venerdì prima della Quaresima alcuni cittadini benestanti distribuirono, a loro spese, viveri di prima necessità come pane, burro, formaggio, farina e vino e la ribellione fu scongiurata; tra questi nobili che si adoperarono, uno dei più solerti fu Tomaso Da Vico, un medico che, quando morì, lasciò nel suo testamento l’obbligo di distribuire annualmente, durante l’ultimo venerdì di Carnevale, viveri ed alimenti alla popolazione del quartiere di San Zeno.

Da quel momento, ogni anno, il venerdì di Carnevale viene preparata in piazza un'enorme quantità di gnocchi che vengono offerti alla popolazione e per questo motivo il Da Vico, il cui monumento eretto in suo onore si può vedere ancora oggi in questo quartiere, viene considerato il padre del Carnevale veronese.

Da San Zeno con il passare degli anni il Carnevale si diffuse anche al resto della città per cui ogni quartiere introdusse una propria maschera, inventata o ispirata ad un personaggio storico o ad un mestiere. Ma maschera più importante del carnevale veronese, per ricordare quell’evento, è rimasta però il “Papà del Gnoco” ovvero un vecchio barbuto vestito con un abito bianco e rosso che impugna un forchettone su cui viene infilato un enorme gnocco.

Anche quest’anno viene eletto a gennaio dopo una vera e propria campagna elettorale per rinnovare la consuetudine dell’ultimo venerdì prima della Quaresima di distribuire gli gnocchi alla popolazione e per aprire la sfilata dei carri allegorici.


Carnevale a Belluno: La Žinghenésta di Canale d'Agordo

A Canale D’Agordo in provincia di Belluno si svolge a Carnevale un’antica festa che viene chiamata la Žinghenésta. Da sempre il Carnevale nei paesi di montagna rappresenta un momento di grande aggregazione della popolazione, una delle manifestazioni più importanti tra quelle al di fuori dell’ambito della religione cattolica.

Anche se ogni paese ha le sue specifiche tradizioni, questa ricorrenza conserva per tutti i Comuni dei tratti simili come la presenza della musica, il ballo e le maschere.

Queste maschere si dividono in due macrocategorie: le maschere guida, accompagnate da quelle “garanti del corteo” e le maschere sociali che rappresentano, con le loro sembianze eccessive e grottesche, l'esagerazione dell'umanità e della quotidianità locale.


Le maschere guida sono quelle più importanti, rappresentano l’immagine di abbondanza e fertilità: solitamente durante la sfilata restano isolate e ballano tra di loro, non parlano ma si esprimono attraverso atteggiamenti e gesti che devono testimoniare la loro autorità, potenza e bellezza.

Tra queste maschere guida, a Canale d’Agordo quella femminile più importante è la Zinghenésta che viene eletta ogni anno tra le donne più belle del paese e che viene vestita sfarzosamente, con un corsetto bianco, una gonna pieghettata da festa, dei fazzoletti colorati e poi nastri, collane, ciondoli, fiori ed oggetti preziosi. Indossa inoltre il tipico "Cappello dei Coscritti", un cappello nero con attorno delle rose di carta colorate e nella parte posteriore dei lunghi nastri variopinti, mentre ai piedi porta gli "scarpét" e delle sonagliere, reggendo in mano un mazzo di fiori colorati.

Secondo la tradizione a Carnevale il corteo mascherato si reca nella sua casa per poi confluire nella piazza del paese dove la Zinghenésta, assumendo un ruolo sacro e propiziatorio, danza e salta a ritmo di musica insieme ai Matiéi e ai Lachè, altre due maschere guida tipiche di questo paese di montagna.

La tradizione di questo Carnevale risale al 1603 e si caratterizza per il clamore e la gioia con cui le maschere sfilano per le vie della città, facendo accorrere ogni anno visitatori da ogni dove per poter partecipare ed assistere dal vivo a questa celebrazione così caratteristica.


Carnevale a Vicenza: il Ciaci di Malo Vicentino

Anche gli abitanti di Vicenza e della sua provincia festeggiano un Carnevale ricco di storia e di cultura, il Ciaci di Malo Vicentino. Questa maschera è stata istituita nel 1975 ed è il simbolo di questa kermesse, il suo imperatore: somigliante ad un clown, durante l’intero periodo diventa il padrone della città, quello al quale il sindaco consegna per un mese le chiavi della città e che ha il privilegio di aprire i festeggiamenti del periodo più pazzo ed imprevedibile dell’anno.

Quello di Malo viene considerato il Carnevale più antico della provincia: si narra infatti che in questa città nel 1867, un anno dopo quindi l’Unità d’Italia, già si parlava di organizzare questa ricorrenza.

Sembra che uno dei quattro assessori nominati avesse avuto l’incarico di intervenire su “pubbliche costruzioni, censo e Carnevale”. Non aveva quindi l’onere di provvedere all’organizzazione di tutte le manifestazioni in genere ma solo di quella che veniva considerata già all'epoca come la festa più coinvolgente per la popolazione e che doveva distinguere il Comune di Malo dalle realtà vicine.

Purtroppo non ci sono documenti che attestano la bontà di queste leggende mentre sono del 1924 le prime tracce delle sfilate ufficiali con annesse le foto del carro vincitore: tradizione questa che continua ancora oggi con l’istituzione di un premio per il carro che nelle sfilate si classifica primo perché riceve più voti.

Il Carnevale divenne sin da subito un’attrattiva turistica peculiare di Malo e i suoi carri iniziarono a partecipare anche ai cortei delle altre città, quando nel dopoguerra altri centri come Bassano, Vicenza, Montecchio Maggiore ed Asiago decisero a loro volta di organizzare le sfilate di carri allegorici. Oggi, forte della sua storia, il Carnevale di Malo è diventato una tradizione ed un appuntamento imperdibile non solo per gli abitanti di questo paese ma per un numero sempre più crescente di turisti che arrivano da tutta la regione.


E’ una festa che, sotto il patrocinio della Pro Malo, coinvolge intere generazioni di maladensi che, di padre in figlio, si susseguono nell’allestimento di sempre più fantasiose creazioni in cartapesta, attingendo ai temi più cari della popolazione locale o di attualità. La sfilata dei carri è sicuramente il momento più emozionante ma l’atmosfera che si respira in questa piccola cittadina durante l’intero periodo di Carnevale vale la pena viverla da vicino: i coriandoli, i suoni, le musiche scatenate, le stelle filanti, i venditori di palloncini e le bancarelle stracolme di liquirizie e di dolciumi rendono l’atmosfera di questa città unica e magica e capace di far sognare grandi e piccini.






Un Ballo in maschera in Villa Solatia

E' un piacere poter annunciare con la locandina ufficiale il prossimo evento che organizziamo a Villa Solatia in sinergia con l'Associazione Cultura e Rievocazione Imperi: un Ballo in Maschera.

Le atmosfere ottocentesche dei suggestivi Bal Masqué, troveranno nel nostro Padiglione delle feste un contesto unico dove tra gli abiti ottocenteschi e le maschere ispirate alla produzione verdiana, le candele e l'allestimento a tema sarà possibile, per una sera, catapultarsi nel festeggiamento più sfarzoso del Carnevale veneto.


Nell’Ottocento saper ballare almeno il valzer era un fatto culturale, frutto del vissuto storico, sociale ed economico nel quale questa danza nasce.

Imparare a girare il valzer, così come imparare a ballare le altre danze di coppia, non significava solo eseguire bene i passi a tempo di musica, ma coinvolgeva la capacità di entrare in sintonia con un partner all’interno di una situazione pubblica.

L’Ottocento, è stato il secolo del romanticismo, delle grandi rivoluzioni, delle trasformazioni sociali e politiche, delle grandi scoperte scientifiche e tecnologiche, ha dato vita a tutti quegli avvenimenti che hanno influito fortemente sul modo di vivere e di pensare e che hanno permesso la nascita delle danze come espressione della società.

Il ballo era un requisito fondamentale al pari della conversazione, della lettura, della musica e divenne presto un importante veicolo di socializzazione per la borghesia.

Programma evento

  • Prove di ballo pomeridiano

  • merenda ottocentesca pre-serata

  • Gran Ballo in maschera con cena a buffet e open bar all inclusive



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